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2) Armonica, imitazione
della voce umana
Orbene, non si tratta di voler
proporre un’ardita quanto impossibile assimilazione tra noi bianchi
moderni e gli uomini di colore afroamericani della metà dell’Ottocento,
tuttavia, io credo che gli sproni interiori, gli afflati intimi
anche inconsapevoli che hanno accostato loro e approssimano noi al
Blues e all’armonica, siano gli stessi. Naturalmente, le
motivazioni sociali e culturali che caratterizzano noi e hanno
caratterizzato i nostri antesignani di colore statunitensi sono
profondamente diverse; assai differenti sono le esperienze di
esistenza individuale e i sostrati storico-antropologici in cui sono
maturate e maturano, che hanno condotto e che conducono al Blues.
Gettiamo uno sguardo retrospettivo.
E’ ben noto a
tutti quanto i colored afroamericani fossero maestri nel
saper ricavare strumenti musicali di varia foggia e sonorità, dagli
oggetti più improbabili; scatole di sigari, manici d scopa e
relativi fili di ferro diventavano chitarre, quasi tutti i più
grandi chitarristi Blues del passato hanno iniziato a suonare
con questi strani ma ingegnosi prototipi, B.B. King incluso,
per sua stessa ammissione , assi di legno per lavare i panni (washboard)
venivano usate come percussioni, colli di panciute bottiglie (jug)
sui quali si soffiava in superficie, imitavano, benché molto
rozzamente e in funzione eminentemente ritmica, non melodica, le
sonorità degli strumenti a fiato. Tuttavia, ciò che questi
Bluesmen della prima ora tentavano di fare nel costruirsi e nel
suonare questi singolari strumenti, non era dovuto alla mera volontà
di surrogare gli strumenti veri e propri, bensì, ecco le ragioni
interiori profonde di cui più sopra, essi volevano riprodurre al
contempo i suoni ineffabili dell’anima, e i suoni solo
apparentemente più prosaici della voce umana, poiché a loro volta
scaturigine della spiritualità individuale.Tra tutti gli strumenti
Blues, quello che meglio di ogni altro può al contempo
effondere l’intimo del musicista e imitarne la voce, è sicuramente
l’armonica a bocca. Ora, chi sa di Blues e soprattutto di
armonica, sa anche quanto sia difficile riprodurre con questo
strumento la musicalità e finanche le singole note, suonate da un
altro armonicista.. Non si tratta di avere o non avere una specifica
abilità tecnica nel saper imitare questo o quell’altro armonicista,
con grande impegno e durissimo studio, è anche possibile riuscirci;
una cosa però nessuno riuscirà mai a riprodurre alla perfezione: la
voce, la voce di quell’armonica suonata da quell’armonicista,
perché proprio come la voce umana, ogni armonicista fa cantare la
propria armonica con quella voce non con un’altra. Chiunque
suoni l’armonica Blues capisce perfettamente quanto sto
dicendo, e, se mi è concesso un piccolo consiglio a quanti si
accostino allo strumento, spronati dal desiderio di imparare a
suonare la cosiddetta Musica del Diavolo,
cercate di sposare sempre l’imprescindibile capacità tecnica, alla
passione, al coinvolgimento, (vostro e di chi vi ascolta), al
divertimento, all’emozione. Se in voi l’aspetto meramente
virtuosistico prevale, o, peggio, sostituisce ogni enfasi umana,
sarete senza dubbio grandi armonicisti, ma probabilmente non sarà
abbastanza per essere Bluesmen
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