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La mia storia dell'armonica
di Adolfo Marcello Scotto bluesprince@inwind.it

 

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INTRODUZIONE

1) Armonica, le ance della Spiritualità Blues

2) Armonica, imitazione della voce umana

3) Demitizzazione di uno stereotipo:

Il Blues non nasce nella e per la schiavitù, sua culla è la libertà ottenuta dopo la     Guerra di Secessione.

4) Breve  genealogia del Blues

5) L’armonica diventa Regina del Blues

6) Premessa alle monografie

 

MONOGRAFIE
Robert Johnson Sonny Boy Williamson  

 

2) Armonica, imitazione della voce umana

 

Orbene, non si tratta di voler proporre un’ardita quanto impossibile assimilazione tra noi bianchi moderni e gli uomini di colore afroamericani della metà dell’Ottocento, tuttavia, io credo che gli sproni interiori, gli afflati intimi anche inconsapevoli che hanno accostato loro e approssimano noi al Blues e all’armonica, siano gli stessi. Naturalmente, le motivazioni sociali e culturali che caratterizzano noi e hanno caratterizzato i nostri antesignani di colore statunitensi sono profondamente diverse; assai differenti sono le esperienze di esistenza individuale e i sostrati storico-antropologici in cui sono maturate e maturano, che hanno condotto e che conducono al Blues. Gettiamo uno sguardo retrospettivo.

E’ ben noto a tutti quanto i colored afroamericani fossero maestri nel saper ricavare strumenti musicali di varia foggia e sonorità, dagli oggetti più improbabili; scatole di sigari, manici d scopa e relativi fili di ferro diventavano chitarre, ­ quasi tutti i più grandi chitarristi Blues del passato hanno iniziato a suonare con questi strani ma ingegnosi prototipi, B.B. King incluso, per sua stessa ammissione ­, assi di legno per lavare i panni (washboard) venivano usate come percussioni, colli di panciute bottiglie (jug) sui quali si soffiava in superficie, imitavano, benché molto rozzamente e in funzione eminentemente ritmica, non melodica, le sonorità degli strumenti a fiato. Tuttavia, ciò che questi Bluesmen della prima ora tentavano di fare nel costruirsi e nel suonare questi singolari strumenti, non era dovuto alla mera volontà di surrogare gli strumenti veri e propri, bensì, ecco le ragioni interiori profonde di cui più sopra­, essi volevano riprodurre al contempo i suoni ineffabili dell’anima, e i suoni solo apparentemente più prosaici della voce umana, poiché a loro volta scaturigine della spiritualità individuale.Tra tutti gli strumenti Blues, quello che meglio di ogni altro può al contempo effondere l’intimo del musicista e imitarne la voce, è sicuramente l’armonica a bocca. Ora, chi sa di Blues e soprattutto di armonica, sa anche quanto sia difficile riprodurre con questo strumento la musicalità e finanche le singole note, suonate da un altro armonicista.. Non si tratta di avere o non avere una specifica abilità tecnica nel saper imitare questo o quell’altro armonicista, con grande impegno e durissimo studio, è anche possibile riuscirci; una cosa però nessuno riuscirà mai a riprodurre alla perfezione: la voce, la voce di quell’armonica suonata da quell’armonicista, perché proprio come la voce umana, ogni armonicista fa cantare la propria armonica con quella voce non con un’altra. Chiunque suoni l’armonica Blues capisce perfettamente quanto sto dicendo, e, se mi è concesso un piccolo consiglio a quanti si accostino allo strumento, spronati dal desiderio di imparare a suonare la cosiddetta Musica del Diavolo,1 cercate di sposare sempre l’imprescindibile capacità tecnica, alla passione, al coinvolgimento, (vostro e di chi vi ascolta), al divertimento, all’emozione. Se in voi l’aspetto meramente virtuosistico prevale, o, peggio, sostituisce ogni enfasi umana, sarete senza dubbio grandi armonicisti, ma probabilmente non sarà abbastanza per essere Bluesmen


 

1     Per antonomasia, il Blues è conosciuto anche come Musica del diavolo. Probabilmente tale attribuzione è dovuta in primo luogo, ad una consuetudine idiomatica prettamente afroamericana. To have the blue devils (avere i diavoli tristi) è locuzione molto consueta tra i neri del Sud; dalla contrazione delle parole Blue e devils, sortisce: Blues. Non è tutto! Il Blues giocava e tuttora gioca, attraverso i testi, lo stile di vita dei musicisti, l’habitat in cui fiorisce, ecc, un ruolo sociale assolutamente in antitesi con i dettami educativi tramandati dagli stili musicali di improntitudine religiosa, (europea), appresi dai neri durante l’era della schiavitù nei luoghi di culto dei bianchi. Dal Gospel e dal canto corale Spiritual, - musicalmente parenti stretti del Blues, non così per le poetiche, al Blues del tutto opposte - per esempio, discendono pratiche sociali e individuali in aperto contrasto con quelle dettate dal Blues, prettamente invece incentrate in una conduzione esistenziale dedita al sesso, alle libagioni, alle risse e quant’altro di poco evangelico si possa concepire. Un’altra ragione di non poco conto, per cui il Blues è contrassegnato quale Musica del diavolo, ci viene tramandata dalla leggenda dal sapore fortemente Faustiano di cui fu ­ e tuttora è, nonostante la sua sfortunata scomparsa, protagonista il grande, l’immenso Robert Johnson. Intrise di realtà e mito, le cronache dei tardi anni venti narrano che un giovane e virtuoso armonicista, Robert Johnson, il quale, nonostante fosse continuamente sollecitato dai suoi più anziani amici musicisti (Johnny Shines in particolare), a desistere dal voler a tutti i costi imparare a suonare la chitarra, riuscì, nondimeno, a diventare uno dei più grandi maestri di sempre dello strumento. Robert si era recato ad un crocicchio, (Crossroad), suonando la chitarra aveva evocato forze oscure e terrificanti. Il diavolo si presentò allora al cospetto di Robert, gli afferrò la chitarra dalle mani, la accordò, suonò un breve motivo, indi la restituì al musicista. Tuttavia, prima di tornare ai suoi oscuri reami, il diavolo presentò a Robert un contratto. Firmandolo, Johnson sarebbe diventato (come in effetti avvenne), il più grande chitarrista Blues dei suoi tempi; in cambio avrebbe ceduto la propria anima all’inferno. Naturalmente si tratta solo di un mito. Pochi anni dopo la stipulazione del contratto maledetto, Robert sarebbe morto assassinato in circostanze ancor oggi non dissipate dal velo del mistero…

 

 

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