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La mia storia dell'armonica
di Adolfo Marcello Scotto bluesprince@inwind.it

 

Il materiale contenuto in questa pagina è a disposizione di tutti esclusivamente per la lettura.

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INTRODUZIONE

1) Armonica, le ance della Spiritualità Blues

2) Armonica, imitazione della voce umana

3) Demitizzazione di uno stereotipo:

Il Blues non nasce nella e per la schiavitù, sua culla è la libertà ottenuta dopo la     Guerra di Secessione.

4) Breve  genealogia del Blues

5) L’armonica diventa Regina del Blues

6) Premessa alle monografie

 

MONOGRAFIE
Robert Johnson Sonny Boy Williamson  

 

4) Breve  genealogia del Blues

Il field holler, è sovente e a ragion veduta, assimilato dagli studiosi alla work song,4tuttavia, sebbene sotto il profilo strettamente musicale i due tipi di canto siano molto affini, ciò che li differenziava era il contesto in cui ciascuno trovava la propria determinazione. La work song era cantata esclusivamente nei luoghi di lavoro della schiavitù, in cui fungeva non già quale sfogo alla fatica e alle angherie, bensì serviva per dettare i ritmi della lavorazione con cadenze monotone cui tutti i componenti delle cosiddette chain gangs,5 dovevano attenersi. Quindi, i neri, gli schiavi neri, solevano scandire ritmicamente la gestualità meccanica del lavoro ­ nella costruzione di ponti e ferrovie, nella lavorazione del legname, nelle cave, ecc­, accompagnandosi con strofe di norma cantate da un solista e ripetute coralmente da tutti i compagni, cadenzate all’unisono con la gestualità ripetitiva della fatica. Questa elementare e primitiva struttura metrica basata sulla figura poetico-musicale detta domanda-risposta, ovvero ripetizione echeggiata e costante della Tonica (cantata) in sole due o quattro battute, è senza dubbio da considerarsi un non troppo lontano archetipo della connotazione metrica definitiva e molto più articolata, propria del Blues. Il Blues, infatti, oltre alla Tonica, è costituito anche dalla Sottodominante e dalla Dominante su un assetto (di norma) composto di 12 battute.Il filed holler, per parte propria, non sfugge alle determinazioni metriche della work song, ciò che distingueva un canto dall’altro non era neanche il lavoro in quanto tale, bensì le condizioni di lavoro. Infatti, se la work song veniva usata dagli schiavi perlopiù sfruttati in lavori da operaio di fatica, il field holler, come la stessa locuzione suggerisce, era cantato nei campi di raccolto; in questo contesto non si avevano dunque chain gangs, ma lavoratori strettamente sorvegliati da uomini in armi, incatenati individualmente, in modo che i ceppi non intralciassero la manualità e la deambulazione. Pertanto, sebbene anche il field holler fosse strutturato e cantato sulla figura metrica domanda risposta consistente della sola Tonica, è chiaro che, stante la “libertà” fisica degli operai gli uni dagli altri, il lavoro non doveva necessariamente procedere all’unisono, quindi anche la ritmicità del canto era alquanto meno serrata; diversa da quella della work song.

Ebbene, questa era la musica che i reietti afroamericani perlopiù suonavano sul declinare dell’Ottocento, al fine di campare la vita in modo abbastanza onesto, benché sovente con l’attività musicale si coniugavano pratiche di sopravvivenza non sempre lecite, tra le quali spiccavano il gioco d’azzardo, lo spaccio di liquori, ­ quest’ultimo aspetto assumerà proporzioni molto consistenti anche tra i bianchi alcuni decenni più tardi, nell’epoca della Grande Depressione e quindi del Proibizionismo ­, le piccole truffe e altri espedienti tipici della microcriminalità determinata non dalla sfrenatezza delinquenziale fine a se stessa, bensì dai morsi della fame, dalle necessità di riuscire a vedere l’alba del giorno successivo. Abbiamo già constatato anche quali fossero gli strumenti cosiddetti hand made6 di cui  i musicisti di colore facevano uso; a questo proposito, è necessario rammentare che alcuni, tra i più fortunati, potevano disporre di strumenti musicali veri e propri, si trattava nelle maggioranza dei casi degli strumenti già appartenuti alle Military Bands delle due opposte fazioni, abbandonati sui terreni di battaglia alla fine della Guerra di Secessione. Naturalmente questi strumenti, reperti di guerra, erano soprattutto strumenti a fiato, ottoni di cui i neri per la stragrande maggioranza, ignoravano l’uso; se, infatti, nelle tradizioni musicali della loro terra d’origine, l’Africa, esistevano da secoli strumenti a corda in qualche remota misura accostabili alla chitarra, oggetti in legno vagamente simili al flauto, e, naturalmente, vari strumenti a percussione, tuttavia, né gli ottoni, né tantomeno alcun prototipo artigianale di questi, era conosciuto. Ciò nondimeno, molti afroamericani impararono l’uso di questi particolari strumenti a fiato sviluppandone le potenzialità; la storia del Jazz e, in misura minore, la stessa storia del Blues lo attestano meravigliosamente.


 


4     Canto da lavoro.

 

5    Letteralmente: manipolo incatenato. Si trattava di un gruppo di persone (schiavi di colore), avvinte alla stessa lunghissima catena e pertanto costretti a lavorare insieme con ritmi che tutti dovevano osservare all’unisono.

 

6     Fatti a mano

 

 

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