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5) L’armonica diventa
Regina del Blues
No, non ho dimenticato l’armonica,
tutt’altro. Il breve excursus fatto più sopra oltre ad
essere indubbiamente interessante sotto vari aspetti, è servito
soprattutto per indi poter contestualizzare il nostro strumento
entro il suo milieu non solo storico, ma soprattutto
socio-culturale. Orbene, nella grande dovizia di oggetti
musicali usati dai neri sul finire dell’Ottocento,
come abbiamo appurato molti non erano veri e propri strumenti,
bensì solo artigianali prototipi, o reperti di guerra
(soprattutto ottoni) di cui pochissimi colored
conoscevano l’uso, quindi, di fatto, sovente inservibili.
Proprio in quegli anni, infatti, cominciavano a fiorire
soprattutto nel Sud degli States, ove la
concentrazione del popolo afroamericano era senza dubbio più
massiccia, le cosiddette jug bands , gruppi musicali
dediti alla work song, al field holler e anche a certo
country di matrice bianca contaminato con la
musicalità black. Questi ensemble musicali, ai
primordi di estrazione non professionistica e formati da
musicisti spesso improvvisati che imparavano letteralmente
sul campo a suonare il proprio strumento, esibizione dopo
esibizione; erano dediti a ciò che potremmo definire una sorta
di micro itinerarietà.
Tale fenomeno all’inizio
circoscritto territorialmente, si sviluppò a dismisura
soprattutto nei primi decenni del Novecento e divenne
negli anni della Grande Depressione fino al periodo
immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale,
pratica diffusissima tra i Bluesmen di colore ma
anche tra i musicisti bianchi, assumendo le connotazioni
di vero e proprio vagabondaggio romantico-musicale
spesso costellato di guai d’ogni sorta, perlopiù con la
Giustizia
,
tra i vari Stati del Centro-Sud. Tra tutti i
grandi Hobos (vagabondi) musicisti, rammentiamo
Robert Johnson e Johnny Shines, per i neri,
Woody Guthrie e Cisco Huston per i bianchi.
Naturalmente questo spunto storico-sociale relativo agli
Hobos, meriterebbe una trattazione specifica e ben più
approfondita, anche per meglio comprendere la stupenda storia
del Blues, tuttavia, è necessario tornare all’armonica.
Dunque, le jug bands si spostavano sovente nei
villaggi e nelle piccole città, le più prossime al loro luogo di
residenza, ovunque si tenesse una festa, una sagra paesana, una
country supper,
nell’intento di procacciarsi cibo, (lo
stretto necessario), alcool, (tanto), donne (a discrezione delle
interessate) e qualche dollaro.
E’ in questo contesto che
l’armonica compie il proprio felice debutto e instaura il
proprio regno nella grande tradizione della musica
afroamericana. Proprio in quegli anni, infatti, siamo ancora
ai primi vagiti del Novecento, il mercato degli strumenti
musicali negli U.S.A. aveva intrapreso una sorta di
espansione commerciale anche nel Sud, da sempre la parte
più povera del Paese, in ragione delle minoranze etniche
di colore dal potenziale economico molto ridotto, da cui
era abitato. Strumenti propriamente detti cominciarono ad essere
imbracciati dai musicisti neri (come non ricordare la
mitica chitarra Stella di Skip James?) cosicché
non era raro imbattersi in Jug Bands la cui
strumentazione consisteva sia di oggetti musicali hand made,
che di strumenti autentici, per lo più banjos, chitarre, kazoos,
e, last but not least, l’armonica. Poiché, infatti, tra
tutti gli strumenti in vendita il più economico era senza dubbio
l’armonica a bocca, dal 1930 fino all’inizio della Seconda
Guerra Mondiale costava soltanto 50 centesimi di dollaro,
l’equivalente di 300 lire circa, possiamo dunque intuire la
ragione prosaica del suo successo tra i colored;
se, oltre a ciò aggiungiamo che nessun altro strumento era atto
all’imitazione della voce umana tanto quanto l’armonica, anche
le motivazioni a carattere antropo-musicale risultano alquanto
evidenti. Dunque l’armonica irruppe tra le Jug Bands
intorno agli anni Venti-Trenta, tuttavia, il suo apporto
era limitato all’accompagnamento e a brevi spunti melodici non
ancora definibili assoli; non dimentichiamo che la musica
proposta dalle Jug Bands era anch’essa, nella proprie
connotazioni più tradizionali, a carattere eminentemente ritmico
e ancora strettamente vincolata ai retaggi musicali relati al
lavoro, quindi alla work song e agli holler, i
progenitori del Blues.Le prime tracce su vinile recanti
un assolo di armonica risalgono agli anni Venti e
sono da ascriversi a George ‘Bullet’ Harmonica, un
misconosciuto artista di colore di cui si sa soltanto che
suonava con intensa emozione e passionalità; null’altro.
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