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La mia storia dell'armonica
di Adolfo Marcello Scotto bluesprince@inwind.it

 

Il materiale contenuto in questa pagina è a disposizione di tutti esclusivamente per la lettura.

Ogni altro tipo di utilizzo necessita dell'autorizzazione esplicita dell' autore.

INTRODUZIONE

1) Armonica, le ance della Spiritualità Blues

2) Armonica, imitazione della voce umana

3) Demitizzazione di uno stereotipo:

Il Blues non nasce nella e per la schiavitù, sua culla è la libertà ottenuta dopo la     Guerra di Secessione.

4) Breve  genealogia del Blues

5) L’armonica diventa Regina del Blues

6) Premessa alle monografie

 

MONOGRAFIE
Robert Johnson Sonny Boy Williamson  

Robert Johnson

 

O1 Robert Johnson

 

No, signori miei, no! Non si tratta di un errore, avete letto bene: Robert Johnson. Pare strano io dia principio ad una serie di monografie riguardanti alcuni dei più grandi armonicisti Blues di tutti i tempi, occupandomi di un chitarrista, e che chitarrista, ma forse alcuni lettori ancora non sanno che Robert Johnson prima di diventare il leggendario Robert Johnson, era un eccellente armonicista. Purtroppo non esistono prove fonografiche a testimonianza di ciò, tuttavia, i racconti tramandatici dai suoi amici e compagni di strada, rappresentano certezze storiche inconfutabili, lacerti di verità che emergono da un fuggevole percorso di vita ­ Robert è scomparso in tragiche circostanze all’età di soli ventisette anni ­, in larga misura ancora avvolto non soltanto nelle intricatezze biografiche, ma soprattutto nelle nebbie di misteri tuttora irrisolti. Quanto segue è una testimonianza di Son House relativa ad accadimenti occorsi sul finire degli anni Venti.

 

In quell’epoca giù nel Delta noi musicisti Blues eravamo soliti esibirci alle feste danzanti del Sabato sera; alle nostre performances era sempre presente un ragazzo di circa vent’anni o forse meno, un armonicista, suonava piuttosto bene ma la sua passione era la chitarra. Ebbene, questo giovanotto, Robert, si sedeva proprio innanzi a me e a Willie Brown e ci scrutava alternativamente mentre suonavamo, non ci toglieva gli occhi da dosso.

Durante le pause, lasciavamo le chitarre appoggiate in un angolo, Robert, approfittando della nostra momentanea assenza dal palco, era uso prenderne una per suonare qualcosa; più che altro strimpellava, era proprio il peggiore avessi mai sentito. La gente, esasperata per quei suoni molto sgradevoli ci apostrofava piuttosto arrabbiata: fatelo smettere, toglietegli la chitarra dalle mani!” Io, allora, mi avvicinavo a Robert e tentavo di dissuaderlo dicendogli: non vedi che la gente è spazientita? smettila per favore, lascia la chitarra, suona l’armonica piuttosto, con l’armonica sei molto in gamba. Lui però non sentiva ragioni, non avrebbe suonato l’armonica, voleva suonare la chitarra, era assolutamente fissato.

 

Tuttavia, in alcuni frangenti, Robert non disdegnava il suo primo strumento. Durante le peregrinazioni tra Stato a Stato vissute con l’amico Johnny Shines, capitava che talvolta Robert perdesse o dimenticasse la propria chitarra in una stanza d’albergo, su un vagone merci o all’angolo della strada. Poiché l’unica fonte di sostentamento per i due hobos era naturalmente la musica mediante improvvisate esibizioni lungo le highways o negli slums, innanzi a uditori altrettanto improvvisati alla cui generosità i nostri musicisti si affidavano; era giocoforza che Robert, privo della chitarra, dovesse accontentarsi di suonare l’armonica accompagnando Johnny, il quale, contrariamente all’eccentrico amico, giammai avrebbe abbandonato o perduto la propria compagna a sei corde. Durante queste grezze performances, Robert non si contentava di suonare l’armonica; le sue esibizioni erano un concentrato di istrionismo, simpatia e soprattutto di vera e propria fisicità, mediante cui accennava gestualità ammiccanti eppure mai volgari, danzando con le sue (moltissime) ammiratrici, o saltando col cappello in mano tra un ascoltatore e l’altro, per ricevere i nichelini e i cents che vi cadevano copiosi.

Purtroppo non si sa nient’altro di Robert nelle sue inusitate eppure attagliatissime vesti di armonicista. Il fato invidioso ci ha voluto privare di una delle grandezze di questo ragazzo nero tanto geniale quanto sfortunato; la storia e la leggenda unite in un abbraccio inestricabile ci hanno tramandato, tuttavia, la figura più titanica del Blues di sempre.

 

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