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La mia storia dell'armonica
di Adolfo Marcello Scotto bluesprince@inwind.it

 

Il materiale contenuto in questa pagina è a disposizione di tutti esclusivamente per la lettura.

Ogni altro tipo di utilizzo necessita dell'autorizzazione esplicita dell' autore.

INTRODUZIONE

1) Armonica, le ance della Spiritualità Blues

2) Armonica, imitazione della voce umana

3) Demitizzazione di uno stereotipo:

Il Blues non nasce nella e per la schiavitù, sua culla è la libertà ottenuta dopo la     Guerra di Secessione.

4) Breve  genealogia del Blues

5) L’armonica diventa Regina del Blues

6) Premessa alle monografie

 

MONOGRAFIE
Robert Johnson Sonny Boy Williamson  

Sonny Boy

 

SONNY BOY WILLIAMSON

 

Tra gli artisti antesignani e mirabili fautori del Chicago Blues post Secondo Conflitto Mondiale, uno si erge maestoso al di sopra di ogni altro: John Lee “Sonny Boy” Williamson.

Sonny Boy, figlio di Ray e Nancy Williamson, vide la luce in Jackson, Tennessee, il 30 Marzo del 1914.Verosimilmente, Sonny apprese l’uso dell’armonica in età molto precoce. Durante l’adolescenza, la sua giovane vita già si forgiava on the road in compagnia di personaggi del calibro di Yank Rachell, “Sleepy”John Estes, e “Homesick” James Williamson, con i quali percorse in lungo e in largo il Tennessee, esibendosi ovunque. In particolare, Sonny aveva stretto vincoli di grande amicizia, sin dall’infanzia, con il coetaneo “Homesick” James Williamson, forse anche in virtù di una più che probabile parentela che li univa. Da più parti si mormorava, infatti, che i due fossero addirittura cugini, ma, come sovente accade per la vita dei grandi Bluesmen, le notizie biografiche si confondono con la leggenda, quindi non è possibile essere precisi ed esaurienti. L’idea che Homesick e Sonny Boy fossero parenti, nondimeno, è affascinante; per certo, ed è storicamente oltre che anagraficamente comprovato, Homesick era cugino del magnifico Elmore James. Come si è detto, tale illustre accolta di autentici maestri del Blues, lavorava regolarmente attraverso un circuito musicale nel loro Stato, molto eterogeneo e vario. Per esempio, mentre uno di loro si esibiva in Jackson durante il week-end, gli altri suonavano in Brownsville; tutti insieme poi, si incontravano a Nutbush per muovere verso Pleasant Grove, Mason e Somerville in un incessante peregrinare fatto di strada, alcool (molto) e Blues. Nel 1933 Sonny Boy, Yank Rachell, e Homesick James, divennero ospiti fissi per le serate del week-end, presso il Blue Flame Club in Jackson, diretto da Mr. Kirby Jones. Presto, tuttavia, Sonny Boy avrebbe lasciato i compagni e gli ingaggi, per stabilirsi a Chicago. La sua prima session di registrazione tenuta presso gli Aurora Illinois Studios il 5 Marzo 1937, sortì Good Morning Little Schoolgirl, Bluebird Blues e Sugar Mama Blues; tre grandi evergreen del Blues saccheggiati a più riprese allora e sempre, da chiunque suoni o abbia suonato la Musica del diavolo. Questi dischi effondevano l’atmosfera aulente e dolce delle campagne del Sud; la voce appassionata di Sonny Boy decisa e convincente, i suoi repentini duetti tra canto e armonica contrappuntati dal suo confidenziale e complice sussurro, regalavano freschezza e magia. Tutto ciò riposava sul magistrale tappeto musicale intessuto dalle chitarre di Big Joe Williams e Robert Lee McCoy; in particolar modo, risultava ritmicamente efficace e preciso, il lavoro ipnotico e costante della chitarra di Big Joe, suonata quasi alla stregua di un basso. Nel Novembre di quello stesso anno e l’anno seguente, Sonny Boy tornò agli Aurora Studios per tre differenti sessions nel corso delle quali, si avvalse, alternativamente, della preziosa collaborazione dei già citati Joe Williams e McCoy alle chitarre, Yank Rachell e Willie Hatchett al mandolino, Walter Davis e Speckled Red al pianoforte. Nonostante questo turn over di musicisti, il classico country sound peculiare di Sonny Boy, rimase sostanzialmente invariato. La successiva registrazione, l’unica datata 1939, partorì uno dei dischi più memorabili donatici da Sonny Boy. Con Broonzy alla chitarra e Walter Davis al piano, Sonny diede (è il caso di dirlo) il La alle sedute, registrando la malinconica e franta Bad Luck Blues. Si trattava di una struggente canzone dedicata alla memoria del cugino, Morrison Williamson, morto assassinato; la ieratica fusione della voce e dell’armonica di Sonny con il pianoforte di Davis, riuscirono a creare un’incredibile aura di mistica tristezza. In effetti, tale emotiva e toccante atmosfera, da sempre era stato retaggio inconfondibile dei dischi di Davis; quando, tuttavia, Davis e Sonny si incontrarono, l’effetto emozionale toccò vette spirituali maestose e inimmaginate. A riprova di ciò, è sufficiente riascoltare la loro incisione di Joe Louis And John Henry Blues, ove il soffuso lamento del Sud spadroneggia sui solchi come non mai. Le registrazioni del ‘40, furono foriere di qualcosa che sarebbe accaduto come un vero miracolo, più avanti nel tempo. Gli accompagnatori di Sonny in quell’occasione furono Joshua Althmeir proveniente da Pine Bluff, Arkansas, al pianoforte e Fred Williams alla batteria, ambedue componenti della band di Big Bill Broonzy; il sound echeggiava come alcunché di nuovo e differente dall’usuale. Trasportato dal teso e solido drumming di William e dal percussivo piano di Altheimer, Sonny profuse una splendida, inusitata ed eccitante performance all’armonica. L’impatto ritmico ne usciva assolutamente più marcato e arricchito; le fondamenta del futuro Chicago Blues erano state finalmente gettate. Il fato invidioso, purtroppo, rapì la vita a Joshua Altheimer alla verdissima età di trent’anni, il 18 Novembre di quello stesso anno. Il pianista di fiducia di Sonny divenne quindi, da quel momento, Blind John Davis, l’house pianist della Casa Discografica Bluebird, il quale, paradossalmente, negava di nutrire il benché minimo interesse per il Blues. Un altro pianista dei cui servigi Sonny si avvalse in diverse occasioni, manifestò parimenti a Blind John, severe riserve nei confronti del Blues; nondimeno, la sua esecuzione e il suo apporto in Elevator Blues, incisa con Sonny nel Luglio del ’45, è assolutamente superba.

Senza dubbio Sonny Boy possedeva qualcosa di eccezionale. Pur non avendo la greve, roca e drammatica voce tipica del Bluesman del Sud; nondimeno, egli era assolutamente il più espressivo interprete, tra coloro che allora frequentavano le sale d’incisione.

Le canzoni di Sonny Boy spaziano dagli intensi Blues lenti come la commovente My Black Name Blues, alle atmosfere più ritmate e divertenti di Elevator Blues, passando attraverso le frenesie di Mellow Chick Swing, per giungere ai lunari non-sense di Polly Put The Kettle On; tutto sempre e immancabilmente, sovrastato dalla sua regale armonica. Oltre alle sue meravigliose composizioni, altro tratto essenziale di Sonny – chiave imprescindibile della sua ricca personalità –, era fuor d’ogni dubbio, la sua particolarissima voce intrisa del calore del Tennessee. Sonny è stato uno dei cantanti di Blues tra i più amati di ogni tempo: fatica irrisoria crederci. Oltre alla ricca e stupenda personalità di musicista, Sonny era anche un uomo stupendo, come pochi se ne trovano, una persona per cui il successo e il denaro erano soltanto mezzi, il resto per lui era solo umanità, vera, talvolta troppo vera umanità.

Aneddoti e narrazioni sulla sua generosità, si contano a migliaia. Big Bill Broonzy un volta disse:

 

Sonny ti avrebbe dato qualsiasi cosa; si sarebbe tolto la camicia di dosso per regalarla ad un amico…

 

Homesick James echeggia praticamente le stesse parole:

 

Si sarebbe strappato la camicia di dosso per fartene dono se tu ne avessi avuto bisogno

 

Billy Boy Arnold ebbe a dire che, quando incontrò Sonny:

 

Disse a me e a mio cugino che per qualsiasi cosa, per qualsiasi necessità, avremmo potuto rivolgerci a lui. Non andate a rubare – ci disse –,  per l’Amor di Dio; se avete bisogno venite da me.

 

Sonny aveva sempre una piccola corte di ammiratori al seguito. Billy Boy così continua:

 

Lui era il migliore che io abbia mai conosciuto. Lavorava per dare agli altri di che sfamarsi e di che dissetarsi. Quando arrivava il giorno di paga, a Sonny non restava in pratica neanche un centesimo; per lui non esisteva il giorno di paga. Era buono! Pagava qualsiasi cosa, vestiti, cibo, drinks, ogni cosa per chi gli stava attorno. Questo era Sonny; avrebbe fatto tutto e di più per il prossimo.

Eddie Boyd e Sunnyland Slim ci svelano però l’altra faccia della proteiforme personalità di Sonny.

 

Era un gran bravo ragazzo, ma, quando beveva, sarebbe potuto sembrare un turpe individuo agli occhi di chi non lo conosceva. Sonny era innocente e mansueto come un agnello, ma poteva diventare molto, molto pericoloso se qualcuno avesse provato a fare il furbo con una delle tante donne che si sono alternate al suo fianco.( Come dargli torto?) Nonostante ciò, tutti lo amavano ugualmente.

Affabile e generoso, Sonny quindi beveva come un spugna, proprio come la più parte dei suoi colleghi e amici. Big Bill Broonzy affermò in più di un’occasione che per cantare il Blues bisogna avere la lingua impastata; la metafora lessicale è molto più che ad hoc. Al di là di qualsiasi metafora o ironico riferimento, Sonny, in realtà, era affetto da una lieve disfunzione fonatoria; ne possiamo ricavare testimonianza dal parlato in Jiving The Blues. In fondo che importanza ha ciò? Tutto spariva quando Sonny cantava nonostante tendesse ad aggrovigliare i versi e a rendere spesso la canzone incomprensibile.

Sonny, come più sopra già espresso, contribuì stupendamente a forgiare ante litteram il Chicago Blues che sarebbe sorto nei tardi Anni Quaranta, fu tra le sue mani d’oro che l’armonica divenne lo strumento Blues per eccellenza, lo strumento senza il quale la storia dello stesso Chicago Blues mai avrebbe potuto essere scritta. Durante una seduta di registrazione presso la BlueBird tenuta con Big Joe Williams, avvenne qualcosa che sarebbe rimasto nella storia dell’evoluzione del sound del Chicago Blues. Era la prima volta in cui Sonny accompagnava su disco l’amico Big Joe, in precedenza era sempre stato Big Joe ad accompagnare Sonny per le incisioni di questi. Con la sua usuale linda e polita verve, Sonny arricchiva in un autentico tour de force, il chitarrismo di Joe facendone il contrappunto nota su nota; era la rivoluzione!  Nulla di simile sarebbe stato più creato sino all’avvento di Muddy Waters e Little Walter, i quali riecheggiarono tali gesta, su vinile, soltanto dieci anni più tardi.

Il primo di Giugno del 1948, circa alle due del mattino, Sonny Boy lasciava in compagnia di due amici, il Plantation Club sulla 31a Strada a Chicago. Il gruppetto si divise a St.Giles Avenue ove Sonny viveva al 3226; Sonny doveva camminare ancora per un poco prima di giungere alla propria abitazione. A poche decine di passi dalla porta di casa, Sonny fu brutalmente assalito e derubato del portafoglio, dell’orologio e di tre armoniche. A causa delle ferite infertegli, il povero Sonny sanguinava copiosamente dalla testa e dall’occhio destro; così ridotto si trascinò barcollando sui gradini di casa ove si accasciò. La moglie lo trovò in quelle pietose condizioni alle 2,30, Sonny mormorò: mio Dio abbi pietà di me. I suoi indumenti erano sporchi di sangue e le sue parole suonavano frante e quasi incomprensibili a causa dello shock. Lacey Bell, la moglie, ritenne tutto ciò il risultato di una delle solite sbronze cui il povero Sonny – come già abbiamo costatato –, non era certo alieno e quindi non si preoccupò soverchiamente per le condizioni del marito, invece gravissime. Solo quando Sonny alle 5 del mattino cadde in coma, – quindi tre ore dopo l’aggressione –, Lacey risolse di chiamare l’ambulanza ma era ormai troppo tardi; Sonny fu dichiarato morto al suo arrivo al Michael Reese Hospital. Seguirono inchieste per cui si stabilì quale causa della morte la frattura del cranio con lacerazioni cerebrali e susseguente emorragia intercraniale. Nonostante le assidue investigazioni da parte della Polizia, nessuno fu accusato per il crimine (enorme crimine.) dell’omicidio di Sonny; la pratica fu archiviata. Il 3 Giugno, il corpo di Sonny fu trasbordato a Jackson, Tennessee, ove da allora riposa. Questa fu la morte di uno dei più grandi ed amati Bluesmen di tutti i tempi la cui enorme caratura artistica, ha influenzato l’intero corso della storia della Musica del Diavolo, tracciando indelebilmente il passaggio di un’era irripetibile.  Sonny morì a soli 34 anni.

 

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