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Sixth Street Blues Band
a ruota libera...
pensieri a "ruota libera" di Gigi Todesca In questa pagina si dicono i peccati ma non i peccatori; se qualcuno si riconoscesse nelle seguenti situazioni, pur con altro nome, e volesse raccontare il proprio punto di vista, è invitato a scrivere: sixthstreet@tiscalinet.it
Alcuni amici mi hanno fatto notare che questa pagina può sembrare un attacco o una difesa. Sinceramente non so se è l'uno o l'altro, tutte e due le cose o altro ancora. L'unica cosa che posso affermare con certezza è che sono tutti fatti veri, vissuti e accertati.
Per suonare bene devi prendere tanti calci nel culo. (Enrico Crivellaro)
Se nessuno te li dà devi cercarteli. (Gigi Todesca)
Ci sono persone così abituate a lasciarsi trattare male dal datore di lavoro, dal capo, dai colleghi, dagli amici stessi, dai morosi che, quando le tratti bene, pensano che ci sia sotto qualcosa...
Ho smesso di prendermi troppo sul serio quando ho visto che quelli che lo fanno sono così poco simpatici e, troppo occupati a far questo, non riescono a fare altro...
In un mondo dove tutto è di pochi bianchi, vogliono ancora farci credere che il blues è dei neri. Così qui in Italia, ai festival blues, preferiscono far suonare gruppi che (solo per l'occasione) hanno qualcuno di nero, anche se da almeno quarant'anni ai neri, che sanno bene come stanno le cose, del blues non gliene frega più niente.
Alcuni di questi neri, mentre cantano, si girano verso i musicisti bianchi (che magari sono gli unici oggi che credono ancora nel blues) e dicono "che palle 'sto blues"...
Ci sono cantanti stonati che, solo per il fatto di essere neri, vengono invitati ai maggiori festival italiani.
La prima volta che ho detto che bisognava fare un salto di qualità (studiando e suonando meglio), la band si è dimezzata. La seconda volta, sono rimasto da solo...
Alla fine di un concerto con Stefano Zabeo in Svizzera, mi si avvicinò uno che disse: "Bello, davvero bello!" "Grazie" gli risposi, ma lui aggiunse "Il basso rosso che suoni!". So che sembrerà scontato e razzista, ma era davvero un carabiniere.
Non ho mai suonato con un grosso nome perché gli organizzavo io il concerto.
Armando, dopo aver letto quanto lo riguarda su questa pagina, non ha scritto per dire la sua, ma racconta in giro che ero io ad arrivare tardi (come posso arrivare tardi a una mia serata? senza di lui abbiamo suonato per quaranta minuti; senza chitarra, unico strumento armonico, come avrebbero potuto?).
Non
ho mai capito perché i grandi del blues (chitarristi, bassisti,
batteristi, tastieristi, armonicisti ecc.) facciano sempre meno, molto
meno (in quantità di cose) di un qualsiasi suonatore di blues italiano.
Che i grandi del blues non sapessero suonare?
Quando suoni
con i grandi non devi pensare a cosa fare, basterebbe non disturbare.
Molti,
con i quali non ho mai suonato, né mi conoscono personalmente, parlano
male di me.
Adalberto, l'armonicista della band, si lamentò un giorno che volevo sempre
caricare io la "sua" macchina. Così lasciai caricare a lui e,
alla prima frenata, mi beccai la custodia della chitarra giusta sulla
testa e finii in ospedale. Quando gli chiesi se era un problema per lui
se mi rivalevo sulla sua assicurazione, disse un sì con tanti di quei
se, bè e ma che, per amicizia (mia verso di lui), preferii lasciar
perdere. Per diverso tempo però soffrii di formicolii alle mani.
Giorgio Biondo, un batterista, ha due dischi di vero blues in tutto. Quelli che gli ho registrato io, con il repertorio della Sixth Street nelle versioni originali. Ha detto che il blues lo conosce bene e quindi lo suona a modo suo, se no non si diverte.
Nessuno dei musicisti che hanno fatto parte stabilmente della Sixth Street Blues Band, prima di suonare con la band, aveva o conosceva le versioni originali degli standard blues...
Nell'ultimo tour con L.A. Jones, l'unico giornalista che si è presentato a intervistarlo, non scriveva per "Il Blues" o per qualche altro giornale musicale che si occupa di questo stile. Scrive per "Donna Moderna"...
Quando L.A. gli ha detto che uno dei chitarristi che lo hanno influenzato è Freddie King, ha chiesto "Freddie chi?"... Pazienza.
A
Savona, dopo un bel concerto con L.A., fui invitato al tavolo di alcuni
veri appassionati di Blues. Dissero che erano felici di aver sentito un
concerto di blues dove la band aveva suonato proprio e solo blues, cosa
che non gli capitava da tempo... Scambiai una mia Camel light con una
Lucky Strike di uno di loro che mi raccontò che anche Billy
Percorsodinave, noto bluesman italiano, gli aveva scroccato una cicca
(non scambiandola) dicendogli "Guarda cosa mi tocca fare per
sopravvivere: devo scroccare le sigarette ai mie fans...". Billy ha
una strumentazione costosissima e, pare, tanti tanti soldi...
Io e Stefano, un cantante, ci trovammo d'accordo sul fatto che fosse svilente per un musicista italiano assumere un nome americano per puri motivi commerciali. Io sono orgoglioso di essere un italiano che suona il blues. Oggi Stefano viene presentato in concerto come Steve...
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